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Il bandolo della matassa della tragedia italiana.

 
I drammi infiniti vissuti dagli italiani in questa estate 2018.
 
L’ultimo in ordine di tempo quello che ha colpito Genova, col tragico crollo del ponte Morandi che ha causato numerosi morti, feriti, sfollati e distruzione. Le analisi sulle cause come sempre, in questi casi, si accavallano evidenziando le solite riprorevoli accuse reciproche dei politici, messe in campo solo al fine di distrarre l’opinione pubblica dalle loro gravi e dirette responsabilità collegate al perenne saccheggio da essi operato ai danni di istituzioni, enti e risorse.
 
Il vero bandolo della matassa è tutto lì, e gli italiani l’hanno capito benissimo nonostante il continuo bombardamento mediatico deviato perennemente subìto.  
 
Ne è testimonianza oggettiva l’atto fortissimo da parte di molti familiari delle vittime di rifiutare i funerali di Stato di facciata, prontamente predisposti per i loro cari.
 
In questa Italia dilaniata e depredata all’inverosimile temiamo altre tragedie, altri morti, altra distruzione.
 
I saccheggiatori politici, invece, vivono spasmodicamente l’attesa dei nuovi assetti del potere che inevitabilmente si vanno prefigurando, coi nuovi posti da occupare e i nuovi fiumi di denaro da spartire.
 
Roma,,17 agosto 2018
 
Per il Movimento Astensionista Politico Italiano
 (CVDP – Commissione di Vigilanza
per la Democrazia Partecipativa)
 Antonio Forcillo, portavoce nazionale

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Il cambiamento dei 300 ladroni in Parlamento e non solo…

 
Cosa starà pensando la schiera dei protestanti che il 4 marzo ha sonoramente sconfitto le armate renziane? Sarà soddisfatta delle azioni “innovative” dell’attuale governo gialloverde? Oppure come inizia a trasparire sui social molti saranno pervasi dall’ennesima delusione post-illusione?
 
Noi del movimento astensionista politico italiano, in rappresentanza della prima aggregazione politica  composta da ben 13 milioni e 600 mila votanti che il 4 marzo non hanno delegato alcun partito e rispettivi candidati, ci eravamo ripromessi di suggerire ai nuovi inquilini di Palazzo Chigi di adottare un solo punto di quello che, indirettamente, è il programma tacitamente condiviso da tutti gli elettori astenuti: “far valere gli effetti del diritto democratico del voto, facendo sì che chi gestisce il potere rinunci a quel 30 per cento  di esso come sancito dalle urne”.
 
Parole al vento. Oppure no: l’arroganza e la presunzione dei neoinquilini, in una identica similitudine che inesorabilmente li accomuna ai loro predecessori, ha fatto sì che neppure ci rispondessero alle reiterate richieste da noi inviate e loro pervenute.
 
Arroganti, presuntuosi e… mariuoli!
 
Ma veniamo al dunque.
 
Se rapportiamo il principio di rappresentatività sancito dalla Costituzione al numero dei seggi in Parlamento (composto da 630 Onorevoli e 315 Senatori per un totale di 945 seggi), in esso oggi bivaccano, in conseguenza della suddivisione-truffa derivante dai voti utili espressi, circa 300 parlamentari che non hanno ricevuto una sola delega attiva o un solo voto utile.
 
Non hanno, in pratica, alcun riferimento con l’elettorato sovrano.
 
Essi rappresentano l’aria, il sole, il cielo, la terra, il mare…
 
O meglio, il mare no poiché l’unico che si era assunto questo gravoso compito è stato pure fatto fuori…
 
Ebbene, senza ricevere alcun invito dai veri padroni di casa, in 300 giovani e forti si sono seduti alla grande tavolata del cambiamento.
 
Gli stessi stipendi, gli stessi emolumenti, godendo tutti di quei privilegi, seppur apparentemente ridimensionati, che i loro colleghi invece legittimamente incassano in quanto attivamente delegati, o invitati, alla mensa del popolo.
 
E quanto costa alle casse dello Stato questo esercito di mantenuti-malfattori? E assieme a loro l’armata di tutti gli altri imboscati politici nei CdA dei 60-70.000 enti pubblici nominati dai partiti? 100 o 200 miliardi di euro l’anno, ruberie comprese, ai danni della spesa pubblica italiana? C’è qualcuno disposto ad appurarlo?
 
Diamo comunque atto, al governo del cambiamento di questa terza Repubblica, che 40 milioni di euro dei pregressi vitalizi “forse” riusciranno a farceli risparmiare…
 
Roma, 4 agosto 2018
 
Per il Movimento Astensionista Politico Italiano
 (CVDP – Commissione di Vigilanza
 per la Democrazia Partecipativa)
Antonio Forcillo, portavoce nazionale

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La democrazia non è madre dai facili costumi…

 
Da una parte un comico che prefigura tra non molto l’abolizione del Parlamento quale strumento legislativo ed elettivo ormai superato nell’attuale forma di democrazia vigente in Italia… Dall’altra costituzionalisti e politici che affrontano la questione mettendo in campo le competenze dell’idraulico o del falegname per sminuire la funzione del sorteggio.
 
L’analisi che invece il movimento astensionista fa sullo stato di salute della nostra democrazia, impiantata su rigidi e rigorosi schemi, è tutt’altra cosa, e riguarda principalmente il fatto che il parlamento, e tutti gli altri organi elettivi, non rappresentino oggi la volontà “piena” del popolo che delega ed elegge.
 
Come può infatti un parlamento definirsi democratico se la sua composizione non segue di pari passo l’integrale espressione dell’interezza del suo elettorato?
 
Come può definirsi tale se tutti i 945 seggi previsti sono stati assegnati non dal 100, ma dal 70 per cento degli italiani?
 
E in quelle regioni e comuni dove i consigli regionali e comunali sono il frutto si e no del 30 o 40 per cento dei cittadini, da dove scaturisce la loro autorevolezza?
 
Il movimento astensionista vuole ricordare a tutti coloro che condizionano e influenzano il dibattito politico italiano che la democrazia è una sola, non può essere di facili costumi, e deve garantire l’espressione piena, limpida e trasparente di tutti i cittadini dello Stato.
 
L’attribuzione dei seggi, o deleghe elettive non su base numerica dei voti ma di percentuali non corrispondenti all’elettorato che li esprime, caratterizza una serie di problematiche successive in quelli che invece dovrebbero essere, in fase legislativa, gli equilibri democratici di approvazione di leggi e regolamenti necessari a interpretare e coincidere con i bisogni dell’intero popolo che si vuol rappresentare.
 
In altri termini una democrazia fondata sulla rappresentatività deve garantire un’espressione popolare totale, senza riduzioni, raggiri o esclusioni di sorta nei suoi insediamenti di legislatura.
 
Ciò che invece sta accadendo è l’esatto contrario: espressioni di una sovranità ridotta che pretendono, grazie ad architettati trucchi politico-contabili, di interpretare l’intero consesso popolare, agendo apparentemente per suo conto.
 
Più che in una democrazia superata le responsabilità di tali devianze vanno ricercate nei partiti e nei loro leaders, che un minuto dopo le elezioni, dimenticando tutti i buoni precetti che la Costituzione indica nel pretendere assemblee legislative e di esercizio del potere in funzione dell’intero popolo e non di una parte di esso, si buttano come avvoltoi sulle istituzioni e su tutto ciò che c’è da spartire col solo intento di arraffare il più possibile. Ecco qual’è il problema!
 
Ora, per poter rappresentare quei 13 milioni e mezzo di elettori che alle elezioni politiche del 4 marzo non hanno delegato nessuno, il movimento astensionista chiede da più di un decennio di “partecipare” all’elaborazione di un sistema che possa poter colmare questi ampi vuoti presenti nella rappresentanza democratica.
 
I 300 parlamentari circa che oggi agiscono in maniera del tutto indebita rispetto al mandato del popolo delegante, non solo scroccano dalle casse dello Stato stipendi, benefici e risorse loro non dovute, ma occultano le reali necessità del popolo sacrificandole agli interessi dei loro mandanti politici.
 
Ovviamente analogo discorso dev’essere fatto sulle decine di migliaia di occupanti abusivi di consigli regionali, comunali e sulle decine di migliaia di Enti e partecipate che sguazzano tra gli infiniti rivoli di una spesa pubblica che continua a dissanguare improduttivamente la nostra già agonizzante economia.
 
Su questo tema specifico noi astensionisti abbiamo molte proposte in quel cantiere del dibattito democratico che istituzioni, partiti e media non vogliono assolutamente aprire. Un cantiere che invece dovrebbe essere franco, costruttivo, senza censure o limitazioni e aperto a tutte le forze politiche, al fine di contribuire non poco al rafforzamento delle stesse fondamenta della democrazia rappresentativa e partecipativa.
 
Solo a tal fine potrebbe per esempio risultare consono, e limitatamente alle rappresentanze del “voto non utile” nel parlamento e nei consigli regionali e comunali, procedere anche alle estrazioni a sorteggio… Affiancate da assemblee di approfondimento tecnico-giuridico preventivo per tutti coloro che potrebbero essere chiamati a svolgere tali compiti e ruoli.

Roma, 30 luglio 2018
 
Per il Movimento Astensionista Politico Italiano
(CVDP – Commissione di Vigilanza
per la Democrazia Partecipativa)
Antonio Forcillo, portavoce nazionale

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La democrazia superata e quella truffata di Beppe Grillo

 
Nella sua intervista a Ian Bremmer per la trasmissione americana GZero World, Beppe Grillo ha tra l’altro definito il superamento della democrazia per via del fatto che “se va a votare il 50% dei cittadini e tu prendi il 30%, in realtà hai preso il 15%”.
 
Il discorso non può che essere pienamente condiviso dal Movimento Astensionista Politico Italiano, che a questo punto si trova però costretto a puntualizzare:
 
1.  Lei Grillo confonde il “voto” con il “voto utile”. Il primo corrisponde, in una democrazia, all’espressione plebiscitaria del pensiero politico degli elettori che decidono autonomamente e democraticamente se delegare o meno un candidato o un partito. Il secondo, invece, quello a cui lei si riferisce chiamandolo semplicemente voto, è l’atto di delega che genera utilità a un partito o a candidati.
 
2.   Quindi, chi empiricamente viene definito “astensionista” in realtà “vota”, anche se non esprime un voto utile a partiti o candidati.
 
3.   Un partito che si definisce onesto dovrebbe lottare, e non poco, per far sì che il potere di delega che gli deriva dai voti utili sia perfettamente e quantitativamente allineato alla volontà popolare che l’ha espresso.
 
4.   Pertanto, se sulla base delle risultanze elettorali del 4 marzo i voti utili ai partiti sono stati pari al 70% degli aventi diritto, ammetti o no caro Grillo che l’attuale Parlamento “falsa” la reale portata del consenso elettorale riferita al numero complessivo degli elettori? E che parte dei 945 parlamentari in carica non sono stati in realtà delegati da nessuno?
 
5.    La nostra Costituzione è stata impiantata col preciso intento che le Istituzioni e le Cariche dello Stato potessero essere rappresentative dell’intero popolo, e non di una parte di esso.
 
6.    E un parlamento che non si interroga sulle devianze di questo giusto rapporto tra elettori ed eletti è un parlamento che semplicemente “gode” di questa situazione che esso stesso ha creato, tramite leggi elettorali anticostituzionali e palesemente truffaldine.
 
7.    Questa grande goduria è data ovviamente da un’enormità di benefici politici, economici e di potere ai quali neanche il suo partito, il movimento 5 stelle, pare che una volta al potere abbia la minima volontà di rinunciare…
 
Quindi, più che di “democrazia superata” ci sarebbe sembrato più giusto che lei, Grillo, avesse parlato di democrazia truffata, corrotta e anticostituzionale a tutti gli effetti.
 

Roma, 27 luglio 2018
 
Per il Movimento Astensionista Politico Italiano
(CVDP – Commissione di Vigilanza
per la Democrazia Partecipativa)
Antonio Forcillo, portavoce nazionale



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Nero d'Italia è il primo documentario realizzato dalla giornalista  Valeria Castellano. Un viaggio nelle valli del petrolio, in Basilicata,  là dove si produce l'80% dell'olio nero italiano. E' il racconto delle  storie di chi vive all'ombra delle trivelle, di chi respira l'aria delle  raffinerie. Sì, perchè i centri oli, in quella regione, sono sorti tra  le case dei contadini, accanto alle coltivazioni e ai pascoli.
 
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Diretta Agorà del 16/01/2013
dal min. 51 al 56
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