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La Nuova Politica e la banda degli arraffoni

Nell’Italia del “cambiamento”, si badi bene siamo nel 2019 e non nella preistoria, nonostante i mezzi ipertecnologici posseduti dal sistema dell’informazione, ci sono ancora molti che si chiedono, e ci chiedono, “dove” vogliono andare a parare gli elettori che esprimono il proprio voto per mezzo di un’ampia tipologia di astensioni (mancata affluenza, scheda bianca, nulla, rifiuto motivato al seggio).
In testa a costoro non è particolarmente difficile individuare, tra gli altri, anche alcuni “ministri”, probabili diretti discendenti generazionali del Terzo Reich, che addirittura vorrebbero vietare anche l’esercizio della parola all’attuale maggioranza del popolo italiano… Quella, appunto, astensionista.
Ma che cos’è l’astensionismo politico?
 
E’ l’espressione di un voto a tutti gli effetti, ovvero quella pratica elettorale riservata agli esercenti la sovranità, o elettori, unici soggetti legittimati ad esercitarla.
 
Chi invece non potrebbe astenersi affatto sono i parlamentari e gli eurodeputati, o i consiglieri regionali e comunali, che a loro piacimento molto spesso “eludono” i patti con gli elettori e in fase istituzionale si astengono senza una specifica autorizzazione preventiva a farlo.
 
Essendo questi soggetti semplici “delegati politici”, e non destinatari del titolo di esercizio della sovranità, nei contratti elettorali da essi stipulati con gli elettori dovrebbero indelebilmente essere impresse anche le autorizzazioni specifiche di delega alle astensioni.
 
Invece, questi imbroglioni patentati non si ricordano mai di immettere nei loro programmi elettorali questi capitoli, poiché le loro astensioni potrebbero in realtà nascondere accordi oscuri o mercimoni vari e potenziali.
 
Altro tassello spesso toccato da candidati e partiti è quello dei “cambiamenti”, che però, guarda caso, si manifestano sempre nei loro effetti peggiorativi…
 
Oltre ai proclami in nome del “cambiamento”, gli arraffoni politici che occupano la totalità della miriade di scranni del potere citano spesso di agire in nome di una Nuova Politica, guardandosi molto bene, però, dal definirne contorni e contenuti (N.B.: questa critica va rivolta a tutti i partiti senza alcuna distinzione).
 
Una Nuova Politica potrebbe essere quella che marca con una discreta dose di onestà preventiva l’azione politica dei partiti, inducendoli a rispettare, oltre alla volontà di "indirizzo" elettorale che essi ricevono sulla base delle percentuali dei voti utili espressi, anche il giudizio "numerico" complessivo dei consensi, in rapporto all’intero corpo elettorale chiamato a votare.
 
Non si deve mai perdere di vista, infatti, la cognizione del "valore reale" di una forza politica, che è data dalla percentuale del consenso ricevuto rispetto all’interezza degli aventi diritto al voto, e non a quelle percentuali "false" costruite ad arte e solo sui voti utili arraffati.
 
Così facendo una democrazia rischia grosso, ed è esattamente ciò che sta capitando all’Italia!
 
Quale è la percentuale effettiva dei consensi ricevuti da un partito rispetto all’intero corpo elettorale? Il 10 per cento? Ebbene, quel partito dovrebbe avere il diritto di nominare, facendolo insediare, non più del 10% delle rappresentanze istituzionali di competenza ad esso spettante.
 
Con una percentuale altissima di astensione, diciamo del 70% che in alcune tornate elettorali pure si raggiunge, i partiti di maggioranza e opposizione dovrebbero spartirsi non oltre il 30% del bottino istituzionale. E non il cento per cento!
 
Questo sì che sarebbe un buon deterrente in mano al popolo, utile sia per far rigare dritto i propri rappresentanti politici, che per fare emergere classi politiche autorevoli e all’altezza delle situazioni, al posto degli attuali cialtroni e truffatori…
 
L’esercizio del potere gestisce l’ammontare delle risorse, ovvero dei soldi, destinate alla spesa pubblica, frutto dei contributi e delle tassazioni di tutti i cittadini.
 
In un Paese in recessione e con un debito pubblico spaventoso come quello italiano, gli effetti di questa Nuova Politica potrebbero ripercuotersi molto positivamente innanzitutto sulle casse dello Stato, che così potrebbe, di conseguenza, iniziare a togliersi i debiti, diminuire la pressione fiscale, e ambire ad un effettivo rilancio o “cambiamento”…
 
Con un cinquanta per cento di astensione elettorale l’esercito numerico non solo di parlamentari ben stipendiati ed emolumentati, ma anche di consiglieri regionali, comunali e dei CdA degli oltre 50-60.000 enti pubblici e partecipati nominati dai partiti si dimezzerebbe di colpo!   
 
E in un Paese altamente corrotto come il nostro, al quale molti analisti internazionali chiedono “riforme strutturali”, il rispetto di questa nuova e onesta pratica politica potrebbe altresì aprire nuovi orizzonti ed opportunità certamente più proficue e positive.
 
Una Nuova Politica potrebbe inoltre essere rappresentata dalla rotazione gratuita e a sorteggio degli esercenti la sovranità popolare; chiamati anche per un solo giorno a rappresentare e presenziare con potere deliberante tutto ciò che avviene nelle Istituzioni e negli Enti pubblici e partecipati di ogni ordine e grado, al posto degli attuali, voraci e in soprannumero abusivi.
 
Così facendo, oltre a favorire la partecipazione "vera" dei cittadini alla vita politica, potrebbe iniziare a vedere la luce anche una necessaria formula anticorruttiva, facendo diminuire in misura spettacolare quella spesa pubblica gonfiata ad hoc per fini tangentizi!
 
Da dodici anni a questa parte il movimento astensionista richiede continuamente il confronto “dialogativo” con tutti i partiti su questi temi essenziali, al fine di trovare con essi soluzioni e basi di convergenza.
 
Utili come non mai per il futuro dei nostri figli, della nostra democrazia e della nostra Repubblica.
 
Ma di fronte a tali richieste i partiti fuggono come lepri, evitando accuratamente di risponderci per esiti positivi o negativi.
 
Non è che questa Nuova Politica potrebbe dare il colpo di grazia alla loro spartizione illecita e al furto di un gran numero di miliardi di euro?    
 
 
Roma, 5 Aprile 2019
 
 
                                                          Per il Movimento Astensionista Politico Italiano

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Nero d'Italia è il primo documentario realizzato dalla giornalista  Valeria Castellano. Un viaggio nelle valli del petrolio, in Basilicata,  là dove si produce l'80% dell'olio nero italiano. E' il racconto delle  storie di chi vive all'ombra delle trivelle, di chi respira l'aria delle  raffinerie. Sì, perchè i centri oli, in quella regione, sono sorti tra  le case dei contadini, accanto alle coltivazioni e ai pascoli.
 
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Diretta Agorà del 16/01/2013
dal min. 51 al 56
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